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Come erano i bambini: Arezzo e l'infanzia degli anni '30

Data Comunicato: 
Giovedì, 6 Marzo, 2014 - 17:15

In mostra al circolo Artistico dal 28 febbraio al 12 marzo 2014

“Come erano i bambini”: è questo il titolo della mostra fotografica che si aprirà il prossimo 28 febbraio nelle sale del circolo Artistico di Arezzo. La mostra, organizzata dal Fotoclub La Chimera insieme al Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza della Toscana e ad Ancos-Confartigianato, con il contributo di Confartigianato imprese Arezzo, ha il patrocinio del Comune di Arezzo del Presidente del Consiglio Comunale, della Fiera antiquaria e del Convitto Nazionale.
Resterà aperta, dal lunedì al venerdì con orario 16-19 e il sabato e la domenica con orario 10-13 e 16-19 fino al 12 marzo. Per le scuole sono previste visite su appuntamento telefonando al338 2391275 - 339 8019662.

“La mostra -spiega il Garante per l'infanzia e l'adolescenza, Grazia Sestini – presenta 50 foto, tutte realizzate da studi fotografici aretini negli anni '30. Sono foto di bambini appartenenti a classi agiate, fatte realizzare dai familiari, ma anche foto di bambini non benestanti, che lo scatto del fotografo ha colto nelle campagne o nelle strade della città di allora. Offrono uno squarcio di grande interesse, con immagini molto belle anche della città di Arezzo, sull'infanzia di allora e hanno un grande valore educativo, oltre ad un alto valore artistico.”
La mostra era stata già allestita a Firenze, nelle sale del Consiglio regionale, in occasione della giornata internazionale dell'infanzia.
“In quell'occasione – ricorda Sestini – la mostra fu visitata dagli alunni di scuole fiorentine. I bambini di oggi, nel guardare quelle foto, sono rimasti molto colpiti. Hanno notato, ad esempio, che i bambini di allora non avevano giocattoli e che li costruivano da soli, o comunque si inventavano i giochi. Questo li ha molto impressionati e questo è uno degli aspetti educativi della mostra – ribadisce Sestini – che ha come protagonisti i bambini, quelli degli anni '30 e quelli di oggi che possono rendersi conto, attraverso quelle foto, di come vivevano i loro bisnonni. Le foto – conclude il Garante - sono bellissime e danno testimonianza della grande qualità artistica degli studi fotografici, tutti aretini, che le hanno realizzate.”