Recupero dell’arte dell’intreccio del giunco
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Il recupero dell’arte dell’intreccio del giunco è molto più di una tradizione da raccontare. È un patrimonio di tecniche, gesti e memoria collettiva che ad Acquarica del Capo ha segnato per decenni la vita sociale ed economica della comunità. Oggi questa preziosa manualità torna protagonista grazie a un progetto sostenuto anche con una quota del 5×1000 ANCoS, con l’obiettivo di trasformare un sapere antico in un’opportunità concreta e duratura.
Un mestiere che ha fatto la storia del paese
L’iniziativa nasce nel 2011, con il coinvolgimento dell’Assessorato alla Cultura e dell’Amministrazione comunale, per riportare alla luce un’attività che fino ai primi decenni del ’900 è stata tra le più remunerative del territorio. L’intreccio del giunco palustre, infatti, non era soltanto un lavoro: era identità, economia e cultura.
Nel 2014, questo legame profondo con il giunco ha contribuito a valorizzare ulteriormente la storia locale, rafforzando la riconoscibilità di Acquarica del Capo come luogo simbolo di una tradizione artigiana unica.
L’associazione e la tutela degli antichi mestieri
Dal 2018 l’Associazione Fili di Giunco opera con continuità per la promozione e la valorizzazione della lavorazione del giunco palustre. La sua missione è chiara: salvare antichi mestieri a rischio di scomparsa e farli vivere nel presente, con percorsi capaci di trasmettere competenze reali.
Il progetto si inserisce pienamente nel solco dell’artigianato tradizionale, inteso non come nostalgia, ma come valore culturale e sociale da proteggere e rilanciare. La promozione quindi, dell’evento “Corso di Intreccio del Giunco 2024“, con il contributo ANCoS Aps grazie alla raccolta fondi 5 per mille.
Formazione artigianale e inclusione sociale
Uno degli elementi più solidi del progetto è la formazione artigianale. Laboratori, attività didattiche e workshop offrono agli allievi competenze teoriche e pratiche per imparare tecniche, tempi e materiali. Non si tratta solo di “fare”, ma di comprendere come si costruisce un manufatto di qualità, rispettando passaggi e regole tramandate nel tempo.
Accanto all’apprendimento, c’è una forte dimensione di inclusione sociale. Le attività coinvolgono persone in situazioni di fragilità e categorie svantaggiate (donne, disoccupati, immigrati), con percorsi che valorizzano talento e motivazione, creando occasioni di partecipazione e crescita.
Il ruolo delle anziane “spurtare” e il passaggio di testimone
Il recupero di questa arte è stato possibile anche grazie alle anziane artigiane del territorio, depositarie delle tecniche più autentiche. Alcune cestinaie (le “spurtare”) hanno continuato a intrecciare nelle proprie case, mantenendo viva la tradizione anche nei periodi più difficili, compresi quelli segnati dall’emigrazione del secolo scorso.
Il loro contributo è centrale: senza il passaggio di testimone tra generazioni, la memoria tecnica si perde. Qui, invece, diventa metodo, pratica e insegnamento.
Giovani NEET e “Giunco 2.0”: tradizione che diventa futuro
Il progetto coinvolge anche giovani NEET, chiamati non solo a conoscere un mestiere antico, ma a immaginare nuove possibilità. Il binomio tra design e artigianato mette in dialogo “come si è sempre fatto” e “come si potrebbe fare”, dando vita a oggetti essenziali e contemporanei, capaci di parlare il linguaggio del presente.
L’obiettivo di lungo periodo è ambirsi a qualcosa di stabile: un laboratorio permanente, una vera scuola, dove le nuove generazioni possano formarsi fino a diventare “imprenditori del Giunco 2.0”, artigiani che custodiscono tecnica e tradizione, ma sanno innovare prodotti e processi, anche grazie agli strumenti della nuova tecnologia.
Note progetto:
Anno finanziario: 2023 – Importo finanziato: € 1.500