10° Premio Paolo Brianzi: la saggezza popolare protagonista a Cremona

La valorizzazione delle radici locali e il recupero della memoria storica hanno trovato il loro momento ideale nella cerimonia di premiazione della 10ª edizione del Premio Brianzi. L’evento si è svolto giovedì 10 ottobre presso la Sala Convegni della Confartigianato di Cremona, in via Rosario 5, accogliendo una sala gremita di partecipanti, associati e appassionati di letteratura.

Promosso da ANCoS Aps Cremona e ANAP Confartigianato Cremona, in stretta collaborazione con Rosa Maria e Paola Brianzi, il concorso ha reso omaggio alla figura del dottor Paolo Brianzi (1887-1965). Noto veterinario di fama internazionale e profondo conoscitore della razza “spinone italiano”, Brianzi è ricordato nel territorio soprattutto come appassionato raccoglitore di proverbi dialettali.

Il tema dell’edizione: la saggezza della terra

Il cuore pulsante di questa decima edizione è stato il tema della saggezza della gente dei campi. Per orientare i partecipanti, sono stati selezionati tre proverbi specifici tratti dalla storica raccolta “Proverbi Cremonesi di Campagna e Città“, pubblicata per la prima volta nel 1964.

decima edizione premio brianzi

I testi presentati hanno esplorato il concetto di “terra” in diverse declinazioni: come pianeta da rispettare, come campagna che offre sostentamento e come scansione temporale dell’esistenza umana, dai giochi dell’infanzia alla vecchiaia. I proverbi scelti per il concorso hanno sottolineato il legame indissolubile con la natura:

  • “A stàa tacàat a la tèra, se sbàalia màai” (A stare attaccati alla terra non si sbaglia mai)
  • “Chi và cùuntra natüüra, se rùmp sèemper la téesta” (Chi va contro natura si rompe sempre la testa)
  • “La tèra l’è màma e mìia madrègna” (La terra è madre e mai matrigna)

L’iniziativa non è stata solo una competizione letteraria, ma un atto di resistenza culturale. La scrittura e la poesia, in questo contesto, sono state interpretate come una “medicina psicofisica e sociale” necessaria per proteggere l’identità soggettiva dalla frammentazione della coscienza moderna. Attraverso il dialetto, definito da Pier Paolo Pasolini come lingua dell’autenticità, i partecipanti hanno avuto l’opportunità di riappropriarsi di un mondo che, nonostante la nostalgia, rimane vivo nel cuore della comunità cremonese.

La cerimonia, presieduta da Giovanni Scotti e arricchita dalle letture interpretative di Agostino Melega, ha dato voce a una “letteratura sotterranea” fatta di autori esordienti e poeti che arricchiscono il patrimonio contemporaneo fuori dai circuiti della critica ufficiale.

I vincitori della 10ª edizione

Il concorso si è articolato in diverse sezioni, coinvolgendo sia le scuole che le residenze per anziani, a testimonianza di un dialogo intergenerazionale mai interrotto.

Laboratorio Scolastico

Il primo premio è stato assegnato all’Istituto Comprensivo “22 di Bologna” (scuola primaria, classe quinta, insegnante Marianna De Benedictis) per l’opera “Voltiamo Pagina”, un testo che ha saputo offrire un insegnamento dei più piccoli rivolto al mondo degli adulti.

Sezione Laboratorio Residenze Sanitarie per Anziani (RSA)

  • Premio speciale poesia: Azienda Speciale Cremona Solidale (Palazzina Azzolini, Nucleo 5-6) con “La Buona Stagione”.
  • Premio speciale prosa: Fondazione R.S. Duchi “Don Mori” Emmaus S.p.A. di Stagno Lombardo con “Il Profumo Ancestrale della Terra”.
  • 1° Premio prosa in lingua italiana: RSA Fondazione Soncino Onlus per i racconti “Tante Brutte Notizie” e “Sono Nata In Un Piccolo Paese”.
  • 1° Premio prosa in lingua dialettale: Istituto Ospedaliero ONLUS di Sospiro (Dipartimento Anziani Nucleo C) con l’opera “Per camp e per fiom”.

Poesia in lingua dialettale e italiana

  • 1° Premio poesia dialettale: Giovanna Gizzi con “Lu cante de la terra”, un quadro idilliaco di grande respiro fantasioso.
  • 1° Premio poesia italiana: Giampiero Salami con “La mia campagna”, lodato per il ritmo scorrevole e la forza delle immagini poetiche.

La giornata si è conclusa con la consapevolezza che celebrare il dialetto e la terra significa, in ultima analisi, celebrare l’umanità stessa in tutte le sue sfumature.

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