ANCoS aderisce agli Stati generali dell’apprendimento permanente e firma il Manifesto
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- Articolo di Ancos
- Inclusione Sociale
ANCoS ha aderito agli Stati generali dell’Apprendimento permanente e ha sottoscritto il Manifesto che ne raccoglie la visione e gli impegni. L’associazione ha così accolto l’invito che il Forum del Terzo Settore, tra i promotori del percorso, ha rivolto alle proprie organizzazioni socie. Il Manifesto è stato presentato a Roma il 30 ottobre, in un incontro molto fruttuoso.
Un divario che riguarda i diritti
I dati richiamati dal Manifesto descrivono un ritardo importante. In Italia oltre 13 milioni di adulti non hanno un diploma. Secondo l’indagine OCSE-PIAAC, tra il 28% e il 35% della popolazione adulta non possiede le competenze minime per vivere e lavorare pienamente nella società contemporanea.
La partecipazione degli adulti alle attività formative si ferma al 20%, contro una media europea del 40%. Il 40% degli adulti, inoltre, non ha competenze digitali di base.
Per i promotori è un ritardo che non è soltanto educativo, ma anche sociale, economico e democratico. Il deficit formativo frena lo sviluppo del Paese, alimenta vulnerabilità e precarietà e rende più fragile l’esercizio dei diritti di cittadinanza. A pagarne il prezzo più alto sono le persone con bassi livelli di istruzione.
Gli Stati generali: un’alleanza per rendere esigibile il diritto
Gli Stati generali sono promossi da Forum del Terzo Settore, RUIAP, RIDAP, FORMA.Azione ed EDAforum. L’obiettivo è costruire un’alleanza ampia tra istituzioni, parti sociali, Terzo settore, mondo dell’istruzione e della formazione e società civile.
Il percorso ha alle spalle il Gruppo Nazionale per l’Apprendimento Permanente, nato nel 2022 da un accordo di intenti sottoscritto anche dal Forum, e una serie di cantieri di lavoro che hanno coinvolto istituzioni, Centri provinciali per l’istruzione degli adulti, enti di formazione e organizzazioni del Terzo settore.
L’incontro del 30 ottobre a Roma
La nascita degli Stati generali è stata ufficializzata venerdì 30 ottobre all’Università Roma Tre, nell’Aula Volpi del Dipartimento di Scienze della Formazione, con l’iniziativa pubblica «Dalle priorità condivise all’azione».
Il programma ha ripercorso il cammino dai cantieri di lavoro verso un sistema di apprendimento permanente in Italia, con spazio alle opinioni e alle adesioni sul Manifesto. Ha inoltre previsto un invito agli aderenti a lavorare nei propri territori sulle linee d’azione. L’incontro si è rivelato molto fruttuoso e segna l’avvio di una nuova fase operativa.
Il Manifesto: dieci punti e un impegno concreto
Il Manifesto è una Carta d’intenti per rendere il diritto all’apprendimento “reale, esigibile e trasformativo”. Il principio guida è chiaro: apprendere lungo tutto il corso della vita non è un privilegio, ma una condizione di cittadinanza, inclusione, dignità del lavoro e sviluppo dei territori.
La cornice normativa esiste, ricorda il documento, ma resta in larga misura inattuata. Per questo chiede un sistema pubblico integrato, capace di superare la frammentazione delle competenze istituzionali e la scarsità degli investimenti.
I dieci punti sono:
- Diritto esigibile, non solo dichiarato
- Equità come misura della qualità
- Presìdi educativi forti e accessibili
- Cultura diffusa dell’apprendere
- Orientamento come servizio essenziale lungo tutto l’arco della vita
- Personalizzazione vera: tempi, bisogni, percorsi modulari
- Riconoscere che si impara ovunque
- Lingua per il lavoro e la cittadinanza come infrastruttura d’inclusione
- Reti territoriali per ecosistemi dell’apprendimento permanente
- Responsabilità degli esiti e valutazione dell’impatto sociale e territoriale
A questi si affiancano sei linee d’azione, aperte al contributo di chi condivide il Manifesto. Tra le proposte figurano sedi stabili di coordinamento tra Stato, Regioni e territori, un fondo nazionale stabile e punti unici di accesso informativo e orientativo sul territorio.
Chi sottoscrive il Manifesto si impegna a promuoverne gli obiettivi nei propri ambiti di azione: dalla rappresentanza istituzionale alla progettazione sociale, educativa e culturale, fino al confronto con le istituzioni e le forze politiche.
Il ruolo del Terzo settore
Diversi punti chiamano in causa direttamente le organizzazioni come ANCoS. Il Manifesto chiede di coinvolgere il Terzo settore nella diffusione di una cultura dell’apprendimento e di riconoscere le competenze acquisite anche nel volontariato, nella cittadinanza attiva e nel tempo libero. Indica inoltre le reti territoriali come strumento per contrastare la povertà educativa adulta e richiama il valore dell’apprendimento per un invecchiamento attivo.
Con la propria firma, ANCoS si unisce a questo percorso. Garantire a ogni persona la possibilità di apprendere lungo tutto l’arco della vita significa infatti rafforzare non solo le competenze, ma anche l’autonomia delle persone, la partecipazione democratica e la coesione delle comunità.