Piviale cinquecentesco Patti: presentato il restauro con ANCoS

In occasione dei festeggiamenti in onore di Santa Febronia, il Museo Diocesano ospita per la prima volta l’esposizione al pubblico di un piviale del XVI secolo recentemente restaurato. La presentazione ufficiale ha illustrato i dettagli dell’intervento conservativo sostenuto da Confartigianato Imprese Messina e realizzato tramite i fondi del 5 per mille ANCoS Messina.

Piviale cinquecentesco Patti: la storia e l’attribuzione dell’opera

L’iniziativa nasce dall’impegno promosso dalla sede territorialmente competente di ANCoS Aps Messina, che ha destinato i fondi 5×1000 raccolti per la tutela del patrimonio artistico locale. Il tessuto sacro è stato presentato all’interno del complesso che comprende la Basilica Cattedrale di San Bartolomeo, sede degli incontri storici e religiosi della città.

Sebbene la tradizione popolare accostasse il paramento al vescovo Sebastian e alla sua partecipazione al Concilio di Trento nel 1545 su donazione della corona spagnola, gli approfondimenti storici hanno chiarito la cronologia dell’opera. La presenza dello stemma episcopale colloca la realizzazione del manufatto durante il mandato di monsignor Mauriño de Pazos, vescovo galiziano in carica a Patti tra il 1568 e il 1578, periodo successivo alla chiusura dell’assise conciliare.

Restauro paramenti liturgici: dettagli e tecniche tessili

Il lavoro svolto dalla restauratrice Monica Cannillo ha recuperato la visibilità dei dettagli iconografici del tessuto. La storica dell’arte Stefania Lanuzza, della Soprintendenza di Messina, ha evidenziato la coesistenza di maestranze differenti: manodopera ispanica per il manto principale e influssi tosco-romani nello scudo e nelle cadute dello stolone.

Il recupero rientra nel più ampio Progetto di restauro paramenti liturgici della Diocesi di Patti, volto a conservare i beni tessili di valore storico. Tra le particolarità tecniche emerge la lavorazione or nué presente sui battenti dello stolone, dove sono raffigurati sei apostoli insieme a San Bartolomeo, patrono diocesano. Il manto è invece realizzato in lampasso lanciato con fili d’oro, argento e seta, caratterizzato da motivi geometrici che richiamano l’arte moresca medievale.

Come ricordato dal vescovo di Patti, monsignor Guglielmo Giombanco, il manufatto testimonia l’importanza della Sicilia quale punto d’incontro tra sensibilità artistiche e stilistiche differenti nel Mediterraneo dell’età moderna.

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